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Lucia Foschi

Lucia Foschi

Venerdì, 28 Gennaio 2011 22:47

giveaway artigianale pensieroso!

ecco un altro premio fatto in casa (non da me però!) per la nostra seconda lotteria!

si tratta di un "Libro dei pensieri notturni", la copertiuna e la rilegatura è stata fatta da una mia amica che è bravissima col cartonaggio e non solo.. le pagine hanno già le righe per scrivere come vedete dalle foto, è veramente bello ..ed utile per scrivere quello che ci pare come un diario, c'è anche la matita incorporata :)

per partecipare all'estrazione

dovete commentare qui sotto e cliccare sul pulsante "mi piace" di facebook (o pubblicarlo su twitter!) in modo che la notizia venga diffusa tra i contatti. è anche un modo per pubblicizzare l'associazione aumentando le visite al sito e facendoci conoscere!

venerdì 4 febbraio tra tutti coloro che hanno espresso UN COMMENTO sarà estratto il vincitore dal sito "random.org" il nome uscirà in modo del tutto casuale, è proprio una lotteria! il primo degli estratti si aggiudicherà il diario! ..e io glielo spedirò!

libro dei pensieri notturni chiusoil libro dei pensieri notturni aperto

 

 

 

 

estrazione del 4.2

 

  1. Asiel
  2. Maria10
  3. Milly
  4. Giuly76
  5. Serena
  6. Marea

 

 

 

Il reparto maternità della Mangiagalli (Fotogramma)

Carissimo direttore,
pochi giorni fa, martedì otto marzo, è stato inaugurato il nuovo reparto di ginecologia/ostetricia dell'ospedale “Bufalini”, la notizia è stata pubblicata qui sul Corriere. All'inaugurazione ha preso parte anche il vescovo Mons. Douglas che ha benedetto i nuovi locali, stanze adibite all'accoglienza della vita nascente, senza dubbio il reparto ospedaliero in cui si va con gioia! Ma in tutto questo c'è qualcosa che stona e che stride fortemente, forse non noto però alla gran parte delle persone: quelle stesse stanze, quello stesso reparto opera anche per l'obiettivo esattamente opposto, ossia quello di negarla la vita.. stride e fa rabbia, a chi sa, vedere quelle mani immortalate dal fotografo mentre si fanno il segno della croce nel momento della benedizione, e sapere che quelle stesse mani proprio il giorno dopo operano per la morte, per la soppressione della vita.
Forse non tutti sanno che il mercoledì all'ospedale “Bufalini”, è il giorno “dedicato” agli aborti, è la giornata stabilita per per porre fine alla vita di quei bimbi più piccoli ancora nelle pance delle loro mamme. E proprio ogni mercoledì, nella chiesetta dell'ospedale si recita il rosario (alle ore 7), per loro e per le loro mamme, promossa dall'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Centro Aiuto alla Vita. È il mercoledì infatti la giornata in cui si effettuano i cosiddetti interventi di interruzione volontaria di gravidanza (ivg), sei o sette (secondo quanto dichiarato dal primario dott. Pungetti) ogni mercoledì, oltre a quelli “non programmati” effettuati in altri giorni della settimana come ad esempio gli aborti cosiddetti “terapeutici”. Oltre 360 all'anno, un bambino al giorno. Sono questi purtroppo i dati che riguardano la nostra realtà locale e che spesso non sono conosciuti dalla maggior parte dei cittadini, perchè di difesa della vita forse si parla ancora troppo poco.
Fa rabbia e stona dicevamo il fatto che si parli di mamme, che si facciano inaugurazioni solenni il giorno della festa della donna, senza magari chiedersi se davvero quella maternità e quella femminilità la stiamo aiutando, sembrerebbe proprio il contrario a dire il vero. C'è chi ha detto che la donna “desidera l'aborto come un animale preso in trappola desidera strapparsi la zampa”, l'aborto è una non-scelta, un inganno in cui cade chi crede di non avere altra via d'uscita, e pensa così di rimettere le cose a posto, senza pensare che invece non risolverà i suoi problemi ma se ne creerà di nuovi, giocandosi due vite in una volta sola. Un figlio non è “un problema di chi lo fa” ma una responsabilità sociale, tutti siamo chiamati a prendere posizione e a dare il nostro aiuto affinché una donna non si trovi nella condizione di dover scegliere tra il proprio figlio e qualcos'altro. La discussa legge 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza), sottolinea come il servizio pubblico (il consultorio, l'ospedale..) debba contribuire “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza”, ci chiediamo se davvero queste cause vengano analizzate durante i colloqui previsti (previsti ma non sempre svolti secondo la legge) e se davvero vengano offerte tutte le alternative possibili per superare le cause di questa atroce richiesta. Come associazioni, sempre secondo quanto sancito dalla legge, ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare in questa direzione, con il servizio pubblico, per la tutela della maternità e della vita nascente, come già più volte espresso in occasione dei passati incontri del Tavolo sulla maternità che ci hanno visti coinvolti insieme agli operatori del consultorio e dell'ospedale. Disponibilità che ad oggi purtroppo ancora non è stata accolta.
Lucia Foschi - Ass. IL DONO Onlus

 

Carissima Lucia,
la sua lettera mette in evidenza una realtà troppo spesso misconosciuta. La pratica dell’aborto lascia dietro di sé strascichi molto dolorosi.
Negli anni anche su queste colonne abbiamo raccontato alcune storie che hanno visto coinvolte donne in vicende dai contorni molto tristi. Sovente è stato l’aiuto proprio di associazioni come “Il dono” che ha permesso a diverse persone di ritrovare se stesse e la strada su cui incanalare di nuovo la propria esistenza.
Come lei ben sottolinea,“un figlio non è un problema di chi lo fa, ma una responsabilità sociale”. È su questo versante che la società attuale è latitante. Mancano le politiche familiari (cfr. servizi a pagina 12 e 18 dell’edizione cartacea di questa settimana) e manca soprattutto un fisco equo che ridia alle famiglie quello che viene loro tolto in termini di tassazione che tiene conto solo dei cittadini-individui.
L’introduzione del quoziente familiare, il sostegno alla vita nascente, ai figli nei primi anni di vita e l’incentivazione del part time sono solo alcune delle misure che in Italia si dovrebbero attuare da subito, se già non è troppo tardi.
In particolare, sul versante aborto,come anche lei mette in evidenza, la legge 194 viene troppo poco applicata in quelle norme che tutelano la maternità. Anche chi è preposto a fare rispettare la normativa, non sempre si è adoperato per “fare superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. I colloqui previsti devono essere svolti e ogni tentativo deve essere esperito per cercare di scongiurare l’aborto. Credo che si debba agire molto prima di giungere alla decisione di abortire.
È vero, spesso è anche un fatto culturale, una male interpretata affrancazione della condizione femminile, figlia dello slogan “l’utero è mio e me lo gestisco io” di alcuni decenni fa. Niente di più falso. La maternità e la paternità devono essere responsabili. Si tratta di responsabilità che devono essere condivise e non possono essere lasciate solo sulle spalle di chi a volte non è attrezzato per portarle.
Per il resto, guarderei a quei nuovi locali come al rinnovo del reparto di maternità, che merita questo e anche ben altro. Per quel che riguarda l’altra faccia della luna dello stesso reparto, continuiamo a pregare.
Saluti cordiali
Francesco Zanotti

http://www.corrierecesenate.com/2011/04/14/la-vita-nascente-merita-tutela-e-la-maternita-va-favorita-in-ogni-modo/

Pubblicato su "Corriere Cesenate" del 14 aprile 2011

Venerdì, 04 Febbraio 2011 12:59

Il dono della vita, il dono dell'aiuto

questo era il titolo dell'articolo che avevo scritto per la XXXIII Giornata per la vita, è stato pubblicato oggi nel nr. 5 del "Corriere Cesenate" il settimanale della nostra diocesi, purtroppo è stato tagliato di quasi la metà... eccolo per intero, il titolo con cui è stato pubblicato è "Grazie a Il Dono 350 bimbi salvati"

 

I dati statistici ci dicono che gli aborti sono in calo, e che coloro che vi ricorrono sono in gran parte donne straniere (come se fosse meno grave..), in realtà quello che vediamo con la nostra attività è che le interruzioni volontarie di gravidanza sono molto più diffuse, vicine e “familiari” di quanto si possa immaginare. Claudia ha un bambino di un anno, sta per rientrare al lavoro dopo la maternità quando scopre di essere incinta, suo marito non si sente pronto, lei ha paura e pensa di abortire. Anna ha una bambina di due anni e mezzo, quando scopre di essere incinta va in crisi e prenota un’ivg, vuole farlo di nascosto dal marito, lui non capirebbe, lui è felice di avere un altro figlio, lei no. Storie purtroppo reali, solo i nomi sono inventati, storie più vicine a noi di quanto possiamo pensare. Sono storie di solitudine, nonostante i legami familiari apparentemente solidi, storie di donne spaventate di fronte all’imprevisto, a ciò che inevitabilmente sfugge al desiderio di controllare e programmare tutta la nostra vita. Il fuori programma disorienta, fa paura e se in più ci si sente soli ad affrontarlo ne fa ancora di più. Colpisce che queste donne siano già madri, abbiano una famiglia, un marito, non abbiano problemi economici a detta loro, una situazione che potremmo facilmente definire ideale per avere altri figli, eppure.. eppure non è scontato che questo basti per accogliere il nuovo, soprattutto quando questo nuovo è il miracolo della vita con tutta la sua portata di stravolgimento della nostra stessa vita. Se di per sé l’imprevisto spaventa e disorienta, viviamo in una società che di certo non aiuta e non incoraggia, anzi è sotto gli occhi di tutti come la cultura della morte sia così diffusa e sempre più nutrita dalla gran parte dei mezzi di comunicazione e non solo. Una cultura che ci spinge ad evitare i problemi, che ci propone “soluzioni” di (apparente) comodo, che non contempla il mettersi in discussione perché secondo il dilagante relativismo va bene tutto se piace a te. Poi magari non ti piacerà più e ne soffrirai, ma questo è un altro discorso. Ecco allora la solitudine dell’uomo che pensa di doversi fare da sé, di dover essere autosufficiente, padrone della vita e del proprio destino, ottica nella quale il “fuori programma” appare pertanto come un fallimento o come una sfortuna, al quale va posta una soluzione per rimettere le cose “a posto”. La cultura della morte ci offre tante finte soluzioni, l’aborto di un figlio ne è una, ma ce sono purtroppo tante altre. Che sia un discorso più ampio e profondo ne è conferma anche il fatto che le necessità economiche e materiali sono l’aiuto meno richiesto dalle donne in gravidanza che si rivolgono a noi. Come associazione, e come cristiani, vogliamo offrire un punto di vista diverso a partire dalla nostra testimonianza di vita, vogliamo offrire un sostegno (umano, psicologico, spirituale oltre che materiale se occorre) che aiuti a vedere la propria vita e quella dei figli, nella sua preziosità ed unicità, che aiuti ad allargare l’orizzonte al di là dei nostri piccoli schemi ed ideali di felicità, che aiuti a trovare un senso anche quando le difficoltà e la sofferenza sembra non ne abbiano.

Educare alla pienezza della vita, come afferma il titolo del messaggio episcopale di quest’anno, riassume bene l’obiettivo a cui vogliamo tendere, sicuramente è un obiettivo molto alto ma siamo chiamati a provarci. Nei quasi cinque anni di attività abbiamo aiutato oltre tremila persone, tra donne sole e coppie, la maggior parte di queste purtroppo sono arrivate da noi troppo tardi perché potessimo aiutare i loro bambini a nascere, ma abbiamo potuto aiutare loro accogliendole con il loro dolore e sostenendole in un percorso di consapevolezza e di guarigione, seppur lungo e doloroso. Per chi ci ha trovati prima abbiamo potuto fare molto di più e anche grazie al nostro aiuto sono nati già più di 350 bambini.

 

fonte www.corrierecesenate.it

Mercoledì, 25 Gennaio 2012 21:55

come insegnarle ad essere indipendente?

Sono la mamma di una bimba di quasi due anni affetta da mammite acuta!!! so che è ancora piccola ma io temo di non riuscire a darle quell'attaccamento sicuro di cui hanno bisogno i bimbi per riuscire a crescere sereni e a staccarsi dalla mamma.... per entrare nel concreto, la bimba, soprattutto in ambienti a lei insoliti, non muove un passo senza la mia presenza, e dorme solo con me accanto nel lettone e tutto il giorno e anche la notte è una litania continua mamma-mamma-mamma- per controllare che non sia andata via. Tutti mi dicono che sono io a essere troppo ansiosa e che devo lasciarla andare da sola ma mi è fisicamente impossibile visto che si attacca alla mia mano e non si muove senza di me!! è normale o sto sbagliando qualcosa?

Giovedì, 06 Ottobre 2011 21:24

troppe coccole?

Gentile dottoressa, sono mamma da 2 mesi e mi piace tenere il mio bimbo vicino a me più tempo che posso. Penso sia la cosa più bella che mi sia mai capitata, non smetto di baciarlo e accarezzarlo, con lui sono felice. Però..intorno a me mi dicono che lo vizio così, che lo abituo a stare in braccio che troppe coccole, specialmente perchè è un maschietto, non vanno bene..Ma davvero le coccole possono essere "troppe"? Sono dannose? non voglio certo soffocarlo ma mi fa una grande tenerezza..non so, mi confonde questa cosa perchè io ho sempre pensato di averne forse ricevute poche perchè poco mi stimo e io vorrei che sapesse da subito che invece il suo valore è grandissimo che lo amo , che si senta protetto.. Può aiutarmi a sentirmi meno confusa? Grazie

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