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aborto spontaneo: PERDERE UN FIGLIO

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Scritto da Chiara Trabalza   

aborto spontaneo: PERDERE UN FIGLIOL'aborto spontaneo consiste nella perdita improvvisa e inaspettata del proprio bimbo nelle prime settimane di vita ed è un evento terribile e devastante sia per le donne che lo vivono in prima persona ovviamente, sia anche per i loro compagni e per gli eventuali altri figli che magari la coppia ha già.
Un aborto è tanto piu' terribile e difficile da accettare tanto piu' avviene tardivamente.
Una donna che è ormai arrivata a superare la 13a settimana di gestazione pensa di aver superato le prime settimane piu' difficili e critiche, inizia ad accarezzare sempre piu' concretamente l'idea di avere di lì a poco un bimbo tra le braccia, dà a tutti la bella notizia e poi improvvisamente ha un aborto tardivo e cio' ovviamente la devasta.
Affrontare la realtà di un aborto puo' essere terribile e generare forti sentimenti di perdita, lutto, tristezza, solitudine e vuoto interiore, sensi di colpa e rabbia estrema.
I primi tempi puo' essere difficile se non impossibile accettare questa perdita, questa morte.
Molte donne possono aver difficoltà a continuare nella loro vita quotidiana, fino ad arrivare ad avere problemi di sonno e di alimentazione.
In genere i genitori sviluppano la naturale idea di dover proteggere i propri figli e di vederli crescere, andare a scuola, sposarsi e morire ovviamente prima di loro.
L'improvvisa morte del proprio figlio non lascia il tempo ai futuri genitori di prepararsi a questa perdita così precoce e inaspettata.
La prima reazione è quindi quella di negare l'evento accaduto, non si riesce a credere che il proprio figlio sia morto, la donna non puo' immaginare di non tenerlo tra le sua braccia e di non sentirlo piu' muovere nella pancia.
Angoscia, dolore, depressione, solitudine , vuoto e anche una rabbia immensa possono impossessarsi dei genitori in questo primo periodo.
Molto difficile è anche per la coppia di coniugi aver pazienza e amore l'uno verso l'altro in questo periodo.
Il forte dolore rende egocentrico e insofferente ogni partner e cio' puo' causare anche forti tensioni.
I due partner devono accettare il fatto che ognuno di loro due deve avere i propri tempi per elaborare il lutto e superarlo e deve accettare i tempi propri e del compagno..
Inoltre anche i modi di reagire alla perdita possono essere diversi per l'uomo e per la donna : uno puo' essere triste e avvilito e l'altro solo molto arrabbiato, uno puo' chiudersi a casa apatico e l'altro magari puo' gettarsi a capofitto nel lavoro per non pensare ed è importante che ognuno dei due accetti e tolleri i tempi dell'altro, altrimenti si rischia di generare forti attriti e litigi all'interno della coppia coniugale.
E' importante essere pazienti l'uno verso l'altra e concedersi tutto il tempo necessario per superare il dolore di questa perdita.
Non ci si deve aspettare troppo dal coniuge in questo periodo e lasciarsi il tempo di vivere ed elaborare quanto successo.
Anche per quanto riguarda l'idea di avere in caso un'altra gravidanza è una decisione del tutto soggettiva e personale che varia da coppia a coppia.
Alcune coppie si sentono subito pronte per riprovare ad avere un altro bambino proprio con la speranza di riuscire così a superare meglio il profondo dolore che li ha colpiti.
Altre coppie ( e soprattutto altre donne) non si sentono invece affatto pronte a rimanere di nuovo subito incinta con l'ansia e la paura magari di dover magari vivere nuovamente una nuova perdita e il solo pensiero li blocca e le terrorizza.
Quindi anche qui è inutile colpevolizzarsi, ognuno saprà in cuor suo come e quando si sentirà pronto per una nuova gravidanza.
L'importante è ascoltare il proprio cuore e i propri sentimenti senza aver fretta di guarire dal lutto prima del tempo e senza sentirsi in colpa per cio' che è accaduto.
Un bambino è sempre e comunque un dono gratuito e meraviglioso a magari anche questa esperienza così devastante della perdita del proprio bambino puo' lasciare comunque qualcosa di bello nel cuore dei genitori e sicuramente il bimbosarà per loro un angioletto che li veglierà dal cielo.
Dott.ssa Chiara Trabalza

Chiara Trabalza
A proposito dell'autore:
è laureata in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione presso l'Università La Sapienza di Roma, ha svolto il tirocinio presso L'istituto di Sessuologia Clinica. E' sposata ed è mamma di due bambine. Collabora dal 2006 con l'associazione IL DONO.




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