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L'amico immaginario PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara Trabalza   

Ero piccola, ero timida ed ero da sola, senza sorelle e senza fratelli che mi facessero compagnia. Per questo mi creai un mio amico immaginario.

ImageAnzi, a dire la verità erano tre, tre amici immaginari di cui ancora, dopo anni ed anni, ricordo perfettamente i loro tre buffi nomi : Mimmi, Mammo, Buglia. Nomi buffi, nomi strani, nomi forse sciocchi, ma erano i nomi dei miei amici : io li avevo inventati e io me li tenevo stretti. Dopo tanti anni mia madre mi ha racconatto che ogni tanto lei si nascondeva dietro la porta della camera dove io stavo rinchiusa a giocare e si metteva a spiarmi, ad origliare e si divertiva a sentirmi parlare con Mammo, Mimmi e Buglia : ci parlavo, gli spiegavo le cose, a volte li sgridavo e mi ci arrabbiavo. Mi serviva anche questo.

E come me, tanti altri bambini hanno degli amici immaginari. Perchè un bambino ha bisogno di un amico immaginario? Alcuni genitori spesso si chiedono se cio' sia una cosa normale o se invece si devonopreoccupare. L'amico immaginario è spesso una importante tappa di crescita per i bambini della fascia dietà tra i 3 e i 7 anni e sono amici estremamente reali per i bambini : in genere hanno un nome, una identità, una qualche connotazione fisica. Non c'è nulla di patologico o di anormale in questo. Il bambino si arricchisce attraverso il gioco, sviluppa le sue capacità linguistiche ed immaginative, attraverso il gioco puo' permettersi di sperimentare tante diverse situazioni che magari non potrebbe invece sperimentare nella realtà concreta, nella quotidianità.

Attraverso il gioco con questo suo amico immaginario il bambino puo' anche proiettare su di esso le proprie paure, i propri desideri, i propri timori, la propria rabbia, i propri sogni ed esternarli da sé stesso riversandoli appunto su questo suo compagno di fantasia.
Il gioco spesso è proprio una valvola di sfogo che permette al bambino di esternare tutte quelle sue frustrazioni che gli derivano dal mondo esterno, senza pero' sentirsi in colpa poichè lo fa in un contesto di gioco appunto, dove sa che non verrà sgridato nè punito in quanto, nella finzione del gioco, lui puo' liberamente ignorare e infrangere tutte le regole e le limitazioni che gli vengono date da genitori o insegnanti.
Il gioco è pura fantasia, pura libertà, puro godimento e il bambino potrà sperimentare senza venire
punito. Il gioco è un ponte tra realtà e fantasia. Anche il fatto che il bambino sappia restare da solo a giocare per conto suo è un segno positivo che dimostra che egli è in grado di sviluppare la sua fantasia anche nella solitudine, senza provare l' angoscia della separazione dai suoi genitori.
La Psicologa Ilaria Ronchetti riporta uno studio della psicologa americana M. Taylor che ha recentemente pubblicato il libro “I compagni immaginari e i bambini che li creano” (Oxford University) e afferma che circa il 60% dei bambini tra i tre e gli otto anni ha avuto per un certo periodo un amico immaginario.
Crearsi un amico immaginario ha la funzione di aiutare il bambino ad affrontare ed adattarsi ad un ambiente complesso, qual è quello degli adulti. L’amico invisibile può essere un vero e proprio compagno di giochi per i più piccini, laddove per i più grandicelli diventa quel confidente a cui si possono dire quei segreti di cui si preferisce non parlare con gli altri.
All’amico immaginario i bambini possono attribuire desideri, intenzioni, capricci, bugie, paure, sensi di colpa e responsabilità. Se vista secondo quest’ottica di proiezione su un agente esterno di vissuti interiori, questa creazione fantasiosa può così rappresentare per i genitori una finestra sul mondo interiore dei propri figli
Quando bisogna preoccuparsi di quest’amicizia un po’ speciale? Nel caso vi accorgiate che il bambino è talmente coinvolto nel suo gioco con l’amico immaginario da non volersi più divertire con i bambini veri ( Dott. Ilaria Ronchetti ).
Quindi è perfettamente normale lasciare che il bambino si diverta un po' anche per conto suo dialogando con questi suo amici illusori creati solo dalla sua fantasia nella sua mente. Io sprono sempre mia figlia a cercare di ritagliarsi uno spazio tutto suo dove puo' mettere alla prova la sua immaginazione e creatività.
E ogni tanto, come mia madre faceva con me a suo tempo, anche io ora mi diverto ad ascoltare di nascosto
i dialoghi fantasiosi che mia figlia inscena coi suoi amici immaginari.
Certo, io avevo Mimmi , Mammo e Buglia, lei ora dialoga con le magiche fatine Winx.......ma si sa, tutto cambia e si deve stare al passo coi tempi.....
Anche gli amici immaginari si evolvono, ora molti sono già dei supereroi !!!! Evviva la fantasia! Evviva il gioco!

Chiara Trabalza
A proposito dell'autore:
è laureata in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione presso l'Università La Sapienza di Roma, ha svolto il tirocinio presso L'istituto di Sessuologia Clinica. E' sposata ed è mamma di due bambine. Collabora dal 2006 con l'associazione IL DONO.




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