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Alla Mangiagalli di Milano nascono più bambini, figli anche della 194 PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenia Roccella   

ImageMilano. In questa città, che secondo le indagini statistiche è la capitale italiana dei single, oggi si fanno più figli. Nella clinica Mangiagalli, a settembre si sono avuti 567 parti, il 16 per cento in più rispetto alla media mensile degli ultimi anni. E anche negli altri ospedali della città l’aumento si avverte, come non succedeva da almeno 17 anni. E’ ancora poco per parlare di inversione di tendenza o di baby boom; il dato riguarda un arco di tempo troppo limitato per essere statisticamente significativo, e potrebbe rivelarsi un semplice episodio.

Però la Mangiagalli è sempre stata un osservatorio privilegiato per quanto riguarda maternità e aborto, in grado di fornire in anticipo segnali e indicazioni attendibili anche a livello nazionale. Proprio alla Mangiagalli è in atto da anni una delle esperienze di collaborazione tra pro choice e pro life più feconde che ci siano in Italia.

L’aggettivo va inteso in senso letterale, perché il Cav, Centro di aiuto alla vita, gestito da cattolici, ha fatto nascere in vent’anni tantissimi bambini. L’insediamento all’interno dell’ospedale del gruppo di volontari fu autorizzato, nel 1984, da una delibera del Cda; decisione lungimirante e coraggiosa, perché il durissimo scontro politico sulla legge 194 aveva lasciato tra laici e cattolici strascichi di diffidenza reciproca e di amarezza che tuttora è difficile superare. La sede del Centro, all’inizio collocato nella sagrestia della cappella, è oggi uno spazio autonomo nella stessa strada dell’ospedale, mentre il numero di donne che vi arrivano è in continua crescita. “Chi dipinge i volontari dei Cav come gente che insegue le donne che arrivano per interrompere la gravidanza, e cerca di spaventarle, magari agitando immagini di feti abortiti, non sa di cosa parla” dice Paola Bonzi, psicologa, che dirige il centro. “Il nostro metodo di lavoro è sempre stato consultoriale; incontriamo soltanto le persone che spontaneamente decidono di venire da noi, e il colloquio tende semplicemente a mettere la madre, e se possibile anche il padre, in grado di guardare alle
proprie risorse”.
Nel 2006 il Cav Mangiagalli ha fatto nascere ben 833 bambini: un numero straordinario, che non può lasciare indifferenti. Cosa accadrebbe se tutti gli ospedali accettassero l’intervento dei volontari, e se davvero si applicasse la prima parte della 194, dove la legge prevede che i consultori
pubblici contribuiscano “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione di gravidanza”? La Bonzi si scalda quando si passa all’argomento degli aiuti concreti: “Diamo poco, pochissimo, mi vergogno a dirlo: circa 200 euro al mese per un anno e mezzo. Eppure spesso basta per far decidere una donna a portare avanti la gravidanza; per esempio una badante straniera che vorrebbe tenere il suo bimbo, ma sa che se lo fa nascere rimarrà senza lavoro e senza casa. Per poter accogliere un figlio, una donna deve sentirsi a sua volta accolta, non abbandonata alla sua solitudine. Diamo anche pannolini, attrezzature, corredini, alimenti, ma per offrire questo, che è davvero il minimo, servono fondi, e li abbiamo esauriti. Dall’aprile 2007 non abbiamo più potuto erogare ad altre donne il nostro piccolo contributo mensile, facciamo già fatica a mantenere gli impegni presi”. Sono finiti i soldi, proprio nel momento in cui le donne affluiscono più numerose che mai, e all’orizzonte non si intravede nessuno che dia una mano. Nessuno sembra avere a cuore non solo l’esperienza professionale e umana del Cav Mangiagalli, ma la prospettiva di mandare avanti questo straordinario esperimento cresciuto sulla collaborazione tra persone di idee diverse, accomunate da una insolita disponibilità all’ascolto delle ragioni altrui. Da qualche mese la dottoressa Bonzi ha perso il suo interlocutore privilegiato, l’uomo che, dall’altra parte dell’immaginaria frontiera che divide pro life e pro choice, le assicurava il proprio leale sostegno; il professor Giorgio Pardi, primario del reparto Donna e bambino dell’ospedale milanese. Pardi, che si dichiarava ateo, e che era stato il primo in Italia a effettuare un aborto dopo l’introduzione della 194, è stato anche il primo a volere accanto al Consultorio pubblico i volontari del Cav.

Serena Taccari
A proposito dell'autore:
Ideatrice e responsabile del progetto IL DONO di cui è presidente. Di formazione umanistica, è sposata e madre di 4 bambini. Responsabile della sezione Lazio dell'associazione, gestisce il centro di ascolto di Roma.
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