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GLI ABORTI SONO TROPPI PDF Stampa E-mail
Scritto da Alan Patarga   

 ERANO 55.000 NEL 1968, SONO STATI 194.000 NEL 2006

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Dopo 40 anni il padre della legge inglese dice che gli aborti sono troppi

ImageRoma. Quarant’anni dopo, persino l’autore dell’Abortion Act, la legge che rese legale l’interruzione di gravidanza nel Regno Unito, comincia a credere che il sistema da lui stesso ideato vada rivisto. Intervenendo ieri alla seconda giornata della conferenza Global Safe Abortion,

l’ex leader dei liberali britannici, David Steel, ha denunciato l’eccessivo aumento delle pratiche di aborto nel paese, sottolineando i dati del 2006, da lui stesso definiti “allarmanti”

l’ex leader dei liberali britannici, David Steel, ha denunciato l’eccessivo aumento delle pratiche di aborto nel paese, sottolineando i dati del 2006, da lui stesso definiti “allarmanti”: soltanto in Inghilterra e Galles, le interruzioni di gravidanza sono state 194 mila in un anno. Nel 2005 erano state poco più di 186 mila, una differenza del quattro per cento. Ma nel 1968, l’anno successivo all’approvazione della legge, gli aborti in tutta la Gran Bretagna erano stati appena 55 mila. “Non avrei mai immaginato – ha detto Steel, che nel ’67 aveva appena 29 anni e da due era in politica – che avremmo potuto raggiungere numeri simili: gli aborti sono troppi.



Il fatto è che l’aborto non dovrebbe essere inteso come un forma di contraccezione tardiva: la società dovrebbe occuparsene e dire la sua in tema di etica ed educazione sessuale”.
L’attacco di Lord Steel è giunto anche sui termini per l’interruzione di gravidanza, fissati per legge a 24 settimane (erano 28 fino al 1990): “Ho sempre pensato – ha chiarito il padre della legge – che se un aborto si rende tristemente necessario, allora sarebbe desiderabile che esso si pratichi il prima possibile”, anche rinunciando all’assenso dei due medici, previsto dalla normativa vigente, almeno per le interruzioni operate entro la tredicesima settimana di gravidanza.
L’appello di Steel non è stato però raccolto dal ministro della Sanità britannico, Dawn Primarolo, che ieri è stata ascoltata dalla commissione Scienza e tecnologi della Camera dei Comuni proprio per discutere dell’ipotesi di un abbassamento del limite temporale per le interruzioni di gravidanza. “La legge funziona così com’è e non è nostra intenzione emendarla”, ha chiarito l’esponente laburista, ricordando che l’89 per cento degli aborti viene praticato “entro la tredicesima settimana”. Il ministro ha citato i pareri favorevoli al mantenimento della soglia della ventiquattresima settimana della British Medical Association, del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists e del Royal College of Nursing.
Ha omesso però di citare due recenti studi sulle probabilità di sopravvivenza dei feti nati intorno alla ventiquattresima settimana, cioè al sesto mese di gravidanza. }josquote}Un sondaggio condotto dalla British Association for Perinatal Medicine, i cui risultati parziali sono stati forniti alla commissione della Camera dei Comuni in quest giorni, parla di un tasso di sopravvivenza del 10-15 per cento.{/josquote} Ma i bambini in grado di resistere a un parto prematuro sarebbero molti di più, il 42 per cento, secondo un altro studio presentato ai parlamentari e condotto dal professor John Wyatt, ordinario di Pediatria neonatale allo University College di Londra. Numeri che invece destano la preoccupazione dei gruppi antiabortisti britannici, come la Pro Life Alliance, dell’arcivescovo anglicano di Canterbury, Rowan Williams, e dei vescovi cattolici
del Regno Unito, che hanno chiesto nelle ultime settimane l’adozione di un limite massimo di 20 settimane per la pratica delle interruzioni di gravidanza.
In vista dell’anniversario dell’Abortion Act, che cade sabato prossimo, i cardinali Cormac Murphy-O’Connor e Keith O’Brien hanno scritto una lettera aperta chiedendo ai britannici “un cambiamento nei cuori e nell’anima” riguardo il tema dell’aborto. Secondo i due prelati, “un cambio di atteggiamento nei confronti delle politiche di sostegno per le giovani madri, così come nei confronti della sessualità da vivere nei confini del matrimonio sarebbero in grado di diminuire il numero degli aborti senza alcun bisogno di modificare la legge esistente”. La battaglia per ridurre il numero delle interruzioni di gravidanza in Gran Bretagna si intreccia anche con quella contro l’introduzione di un’eugenetica strisciante, di aborti decisi per non far nascere bambin con “malformazioni minori” curabili con la chirurgia. E’ quanto emerso da un’inchiesta pubblicata lo scorso 21 ottobre dal Times di Londra: i dati contenuti nel South West Congenital Anomaly Register (e riferiti agli anni 2002-2005) parlano di oltre cinquanta bimbi mai nati perché avrebbero avuto il cosiddetto “piede equino” e di altri 37 soppressi per il solo fatto di avere un inestetico labbro leporino.

pubblicato su IL FOGLIO


Serena Taccari
A proposito dell'autore:
Ideatrice e responsabile del progetto IL DONO di cui è presidente. Di formazione umanistica, è sposata e madre di 4 bambini. Responsabile della sezione Lazio dell'associazione, gestisce il centro di ascolto di Roma.
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