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Carissima
Ho letto oggi il tuo messaggio di un mese fa e non ho potuto fare a meno di risponderti. Anche io sono cresciuta con una mamma che entrava ed usciva dagli ospedali e solo chi ha provato sa cosa significa vivere accanto ad una persona ammalata. Nel mio caso, come spesso accade nella vita, è stato però mio padre a morire, lui che da 20 anni oramai stava accanto a mia madre. Io, forse già sfiduciata, paurosa delle malattie e degli imprevisti di questa vita, non ho avuto coraggio, non ho avuto speranza, vedevo soltanto le mie paure e le malattie. Ed oggi sono qui a pensare a quel bambino che avrebbe portato gioia ed un messaggio di speranza.
Leggendo la tua lettera però riflettevo, non per giustificare la ns. scelta, non per placare i sensi di colpa e non per l'opinione pubblica. Mi chiedo se forse il ns. percorso difficile ci abbia semplicemente tolte le forze, e di questo non dobbiamo farcene una colpa.
Forse in tutto c'è un senso. Tu ti sei ritrovata ad affrontare una malattia e avevi bisogno di tutte le tue energie, di tutte le tue forze. E se lo avessi tenuto, forse avresti rimpianto che lui/lei avrebbero sofferto quanto tu soffrivi quando tua mamma andava in ospedale.
Le mie sono riflessioni personali al puro fine di poterti incoraggiare ad affrontare il più serenamente possibile i tuoi problemi di salute. Vedrai, arriverà il momento giusto per tutto.
Un forte abbraccio da chi ti capisce.
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