leggendo le vostre storie nel forum ho pensato che io (grave mancanza!) ho spesso raccontato in chat la mia, di storia, ma mai qui sul forum. e che quindi essa (la mia storia) sia conosciuta, ma solo da pochi. quindi .... (è il momento di mettersi comodi

)
avevo 19 anni quando la mia ragazza è rimasta incinta. detta così sembra qualcosa che capita ... un incidente di percorso un prblema come un altro. ed effettivamente io l'ho vissuta come un 'problema', un qualcosa da risolvere. un evento che potenzialmente poteva rovinarmi la vita. non un figlio. che poi.... non è che avessi tutti 'sti progetti sulla mia vita... il punto fondamentale era: non sposarsi, non avere figli. poi il resto poteva esser preso come veniva. questo nuovo 'evento' scardinava quei due unici punti fermi che avevo. che poi: la mia ragazza non aspettava un figlio. aveva una gravidanza. che è diverso. aveva un processo che andava interrotto. la reazione all'impatto è stata di disperazione: pregavo Dio che potesse succedermi di tutto, ma non questo. e la premessa è che non credevo in Dio e quindi fino a quel momento non c'era proprio nessuno da pregare. manco fosse stata una malattia incurabile (che vergogna...

). superato l'impatto iniziale, non avevo strategie. non c'era un progetto da assecondare. semplicemente seguivo la politica dello struzzo: non lo vedo, quindi non c'è. non sapevo come comportarmi, quindi non facevo nulla. nemmeno andavo più a trovare la mia ragazza (abitavamo ad 80 km di distanza l'uno dall'altra). ci sentivamo per telefono, ed ogni tanto le buttavo là una frase del tipo: certo, se abortissi mi risolveresti un bel problema. non guardavo nient'altro se non me stesso, il resto del mondo non esisteva. ripeto: non c'era una strategia, però di fatto avevo completamente abbandonato la mia ragazza. il vantaggio è che io non portavo la pancia, lei sì. e per me, anche arrivati ormai ad un'età gestazionale avanzata, quello non era un figlio. non vi sto a raccontare le menzogne di cui l'ho ricoperta... non capivo perché il nostro rapporto non poteva ritornare a com'era prima. e pensavo che l'aborto era quel colpo di spugna, quella bacchetta magica, quella macchina del tempo che riportava la nostra storia al 'prima'. ma lei è andata avanti. e a fine settembre io, 19enne, diventavo padre. nel mezzo ci sono state tante cose: dirlo ai miei (molto molto tardi), parlare con i suoi, e quindi prendere coscienza che 'qualcosa' era successo, smetterla con la politica dello struzzo e tirare la testa fuori dalla sabbia. e poi, quel caldo pomeriggio di fine settembre, ore 15:10, guardare mio figlio. quello è stato il momento in cui l'ho riconosciuto, non prima. quello è stato il momento in cui ho riconosciuto che se avesse abortito, avrei perso un'occasione, l'unica occasione, di vedere mio figlio. e che se le circostanze fossero state diverse (se per esempio io fossi stato la donna, o se lei avesse avuto un carattere diverso, o se i suoi l'avessero trattata diversamente)
quel figlio non l'avrei mai visto. se fosse dipeso da me, lui non sarebbe stato lì in quella culla. era voltato, la prima cosa che ho visto era la nuca, non il viso. questo rendeva 'visibile' la distanza tra me e lui, che era cresciuto dentro la pancia della mia ragazza fino a quel momento, e questa sua crescita io l'avevo misconosciuta e negata fino a quel momento. il minimo che mi meritavo era appunto che non mi guardasse

e lì ho capito, ma ancora solo vagamente, che dovevo fare qualcosa per colmare quella distanza, che fino a quel momento ero stato uno stupido, proprio uno stupido, come uno che dice che il sole sorge ad ovest. e poi ho realizzato che non era più la storia di prima, con la mia ragazza, perché ora non solo era la mia ragazza, ma
anche la madre di mio figlio. e che dovevo fare qualcosa per rimediare a tutta la solitudine che le avevo dato in quei mesi.
ora quella ragazza è mia moglie, serena. e che stupido, sono stato, potevo perdere tutto, e nemmeno me ne sono reso conto. ci è mancato tanto così...
poi è nato il secondo figlio, e quanti problemi di salute! del bambino, di serena, e poi dopo anche del primo figlio! anche lì, ci è mancato proprio poco poco, e potevo di nuovo perderli....
quando è arrivato il terzo figlio avevo 23 anni (per essere esatti, 23 anni li ho compiuti poco prima che nascesse

) da subito un sacco pieno di problemi di salute. mesi d'inferno. arrivati intorno ai 3 mesi di gravidanza, cominciano a dirci che tali erano i problemi che sarebbe sicuramente nato molto molto ritardato, e che quindi c'erano tutte le condizioni per un aborto terapeutico. ma ormai sapevo quello che mi sarei perso, quindi per me l'opzione 'aborto terapeutico' non si poneva proprio. sapevo bene cosa c'era nascosto nella pancia. era solo nascosto, non lo vedevo, ma c'era. non era più, come pensavo prima, un processo, una cosa. era un figlio, e dovevo scegliere io se volevo che mi voltasse le spalle, come il primo, o che mi sorridesse. e io non volevo più dover cominciare il rapporto con mio figlio con una distanza da colmare.
ma non ero stato bravo io, non avevo imparato nulla, era stata la vita, ad insegnarmi. e ho imparato, nel tempo, che quella preghiera rivolta a Dio era stata esaudita, ma non come me l'aspettavo io. diversamente. molto molto meglio.
e poi tempo dopo, quando ormai di figli in giro per casa ne avevamo quattro, scopriamo che ne è in arrivo un altro. inatteso. e come da solo e silenzioso è arrivato, da solo e silenzioso se n'è andato. qualche volta penso ancora se gli ho voltato le spalle, e se lui ha voluto voltarle a me. e penso spesso come sarebbe oggi la mia vita con lui in giro per casa.
ma non pensiate che il suo breve e poco visibile passaggio non abbia lasciato un segno. l'ha lasciato eccome. e non è stato un segno di dolore. sì certo alle volte mi prende un po' la tristezza. ma non è stato un passaggio per la morte.
è stato un passaggio per la vita.
se non ci fosse stato lui, 'il dono' non esisterebbe.
a paolo.
papà