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Ammissione di colpa (1 in linea) (1) Ospite
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Discussione: Ammissione di colpa
#216
LOLLO
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Ammissione di colpa 2 anni, 7 mesi fa Karma: 4  
11 novembre 2005?per mettere in tranquillit? la mia collega faccio il test di gravidanza, per dimostrarle ?scientificamente? che si trattava di un comune ritardo come tante altre volte.


In fondo ho perso 8 Kg in poco piů di un mese, sono un po? stressata, dormo male?tutto questo pu? avermi scombussolato il metabolismo.


Sto per andare al lavoro senza nemmeno guardare il risultato; torno indietro e?SORPRESA!


Ci sono 2 bellissime linee rosa che mi guardano con prepotenza. Quasi non ci credo. Eppure da subito sono felice e mi sento magicamente responsabile per la vita che sto portando in me.


Prendo appuntamento dal ginecologo e alla visita riesco gi? a sentire il suo battito?? di 6 settimane!


Mi si apre un mondo?piango di felicit? e sono stravolta dal mistero della vita.


L?udire quel suono č la cosa piů bella che mi sia capitata .


Decido di non dire nulla al mio compagno, anche perchč da un paio di mesi non eravamo piů ufficialmente una coppia, dopo 9 mesi di convivenza le nostre strade si erano divise.


Il primo pensiero č stato di protezione nei confronti del mio bambino, perchč ero certa che lui non l?avrebbe mai voluto.


Intendevo dirglielo nel momento in cui, vedendo crescere la mia pancia, lui mi avesse chiesto spiegazioni.


Ma mia madre e la mia collega mi consigliarono di avvisarlo subito, per metterlo di fronte alle sue responsabilit?.


Dicevano che era un suo diritto saperlo da subito, e cosě feci.


Naturalmente la reazione fu esattamente come me l?aspettavo.


Decisi di prendere un altro appuntamento dal ginecologo per renderlo partecipe; credevo che vedendo quel fagiolino e sentendone il battito si sarebbe un pochino ammorbidito.


In fondo per met? era lui?invece non avevo ancora finito di rivestirmi che lo sento chiedere ragguagli per un?eventuale Ivg.


Lo guardo schifata. Come č possibile essere cosě duri?


Nelle tre settimane successive mi porta in due diversi consultori per parlare con gli psicologi i quali, invece di aiutarmi a far ragionare il padre di mio figlio, mi invitano a firmare il foglio per il consenso all?intervento.


In fondo, mi dicono, meglio averlo?passati i 7 giorni dalla firma di questo foglio, puoi ?tranquillamente? prenotare il tuo intervento.


Prevenire č meglio che curare no? Metti che decidi e poi sei fuori tempo massimo??


Pensai: ma possibile che nessuno riesce a gioire per la mia gravidanza?


Arriva il Natale. Lui non si degna nemmeno di farmi gli auguri. Io nel frattempo ho deciso di tenere il mio bimbo ma non riesco a godermelo appieno.


C?? un alone di tristezza dentro di me che mi logora.


Fisicamente sto benissimo, nemmeno una nausea, ma moralmente sono a pezzi.


Mi sento cosě sola?e poi le feste in questi casi proprio non aiutano anzi pare che amplifichino la depressione.


Il 27 dic. lui viene a casa mia. Vuole sapere cosa ho deciso.


La mia risposta proprio non gli va gi? ma, dall?alto della sua potenza economica e verbale, mi dice che lui ha diritti e doveri su qs figlio, pertanto non gli far? mai mancare nulla e che appena potr? verr? a prenderselo?ma di provare a dargli una famiglia non se ne parla proprio.


Io gli rispondo: quali diritti pu? avere un padre che vuole suo figlio morto?


Il 29 dic. mi telefona; mi chiede per l?ennesima volta se sono convinta della mia scelta. Scoppio in lacrime e non so piů che fare.


L?ha vinta lui?sono di 13 settimane. Ultimo giorno possibile č il 03 gennaio altrimenti mi prospettano la soluzione di andare in una clinica a Londra?come sono tutti solerti in certe cose!


Quell?ultima notte con mio figlio non me la dimenticher? mai.


Non ho chiuso occhio?guardavo e accarezzavo la mia pancina che si vedeva appena con un?insistenza quasi nevrotica.


Credevo sarebbe stata la notte piů lunga di tutta la mia vita ma non sapevo a cosa andavo incontro, perchč nessuno mi aveva mai parlato del dopo Ivg.


Alle 8 ero gi? in ospedale, reparto maternit?, camera isolata.


Elettrocardiogramma, prelievo e flebo.


Lui č stato tutto il tempo a fianco del mio letto, dentro il quale mi sembrava di perdermi.


Mi sembrava tutto enorme ed io piccola e indifesa, quando l?unico indifeso era dentro di me.


Mi hanno fatto l?ultima ecografia alle 11.00 ed io non ho neanche avuto il coraggio di guardare mio figlio?era lungo cm 5,8.


Ho chiesto soltanto se il battito c?era ancora: egoisticamente speravo di no, cosě avrei potuto prendermela con la natura. Mi dissero: c??, eccome se c??.


In questa frase ancora oggi riverso tutto il mio sgomento e la mia paura?c?era una vita in me ed io mi sono lasciata trasportare come se stessi guardando quello che succedeva da dietro una finestra.


Il dottore mi ha abbracciata e mi ha chiesto ancora una volta se ero convinta.


Non risposi, ma le mie lacrime, calde e di un dolore profondo non si potevano nascondere.


Alle 14.45 sono venute 2 infermiere e mi hanno preparata per l?intervento.


Sono entrata in sala operatoria alle 15.00 e mi hanno detto che ne sono uscita alle 15.35.


Dall?anestesia mi sono svegliata alle 16.30 ed il primo pensiero č stato per il mio compagno.


L?ho cercato con lo sguardo e quando ho visto che era l? ho fatto finta di dormire ancora per un?ora?Avevo paura che se ne andasse e invece sentivo il bisogno di averlo accanto.


Proprio lui, che mi aveva spinto a quella scelta.


Non voglio addossargli il mio rancore, in fondo avrei potuto anche decidere di tenere il mio bambino, ma ha torturato la mia psiche cosě tanto da convincermi che non ce l?avrei mai fatta.


Al risveglio nell?alzarmi dal letto, ho perso il sangue del rilascio dell?intervento.


Ricordo quella macchia rossa sul pavimento bianco dell?ospedale e in quel preciso istante ho capito il danno irrecuperabile che avevo fatto.


Ho pensato alla vita che avevo eliminato per sempre, senza possibilit? di ritorno.


Alle 20.00 firmo il foglio di uscita dall?ospedale e lui mi porta a casa dai miei genitori.


Mi bacia sulla porta dell?ascensore e dal quel momento non si č fatto sentire per oltre un mese e mezzo.


Il senso di vuoto che c?era in me č diventato un incubo soffocante; le notti erano interminabili, volevo subito un altro figlio, volevo rimettere le cose a posto come se nulla fosse accaduto.


Quando mi resi conto che le lancette dell?orologio non si possono tirare indietro, ho desiderato e cercato la morte.


Purtroppo il dopo Ivg č un qualcosa che non ti abbandoner? mai; puoi provare a conviverci ma č una cicatrice indelebile dentro di te.


Qualcosa di buono da tutta qs storia?


Ho capito di avere un istinto materno, anche se sembra un controsenso, ho capito quanto č importante il valore della vita e che questa va difesa ad ogni costo.


Anche se non me lo merito, io oggi so di avere un angelo in cielo.


E? mio e sar? cosě per sempre, e nessuno potr? piů togliermelo perchč č nel mio cuore, un cuore che si č spezzato dal dolore ma che ancora vuole amare.

Post modificato da: Serena, alle: 2006/05/17 10:37
 
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#216
LOLLO
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11 novembre 2005…per mettere in tranquillità la mia collega faccio il test di gravidanza, per dimostrarle “scientificamente” che si trattava di un comune ritardo come tante altre volte.
In fondo ho perso 8 Kg in poco più di un mese, sono un po’ stressata, dormo male…tutto questo può avermi scombussolato il metabolismo.
Sto per andare al lavoro senza nemmeno guardare il risultato; torno indietro e…SORPRESA!
Ci sono 2 bellissime linee rosa che mi guardano con prepotenza. Quasi non ci credo. Eppure da subito sono felice e mi sento magicamente responsabile per la vita che sto portando in me.
Prendo appuntamento dal ginecologo e alla visita riesco già a sentire il suo battito…è di 6 settimane!
Mi si apre un mondo…piango di felicità e sono stravolta dal mistero della vita.
L’udire quel suono è la cosa più bella che mi sia capitata .
Decido di non dire nulla al mio compagno, anche perché da un paio di mesi non eravamo più ufficialmente una coppia, dopo 9 mesi di convivenza le nostre strade si erano divise.
Il primo pensiero è stato di protezione nei confronti del mio bambino, perché ero certa che lui non l’avrebbe mai voluto.
Intendevo dirglielo nel momento in cui, vedendo crescere la mia pancia, lui mi avesse chiesto spiegazioni.
Ma mia madre e la mia collega mi consigliarono di avvisarlo subito, per metterlo di fronte alle sue responsabilitĂ .
Dicevano che era un suo diritto saperlo da subito, e così feci.
Naturalmente la reazione fu esattamente come me l’aspettavo.
Decisi di prendere un altro appuntamento dal ginecologo per renderlo partecipe; credevo che vedendo quel fagiolino e sentendone il battito si sarebbe un pochino ammorbidito.
In fondo per metà era lui…invece non avevo ancora finito di rivestirmi che lo sento chiedere ragguagli per un’eventuale Ivg.
Lo guardo schifata. Come è possibile essere così duri?
Nelle tre settimane successive mi porta in due diversi consultori per parlare con gli psicologi i quali, invece di aiutarmi a far ragionare il padre di mio figlio, mi invitano a firmare il foglio per il consenso all’intervento.
In fondo, mi dicono, meglio averlo…passati i 7 giorni dalla firma di questo foglio, puoi “tranquillamente” prenotare il tuo intervento.
Prevenire è meglio che curare no? Metti che decidi e poi sei fuori tempo massimo??
Pensai: ma possibile che nessuno riesce a gioire per la mia gravidanza?
Arriva il Natale. Lui non si degna nemmeno di farmi gli auguri. Io nel frattempo ho deciso di tenere il mio bimbo ma non riesco a godermelo appieno.
C’è un alone di tristezza dentro di me che mi logora.
Fisicamente sto benissimo, nemmeno una nausea, ma moralmente sono a pezzi.
Mi sento così sola…e poi le feste in questi casi proprio non aiutano anzi pare che amplifichino la depressione.
Il 27 dic. lui viene a casa mia. Vuole sapere cosa ho deciso.
La mia risposta proprio non gli va giù ma, dall’alto della sua potenza economica e verbale, mi dice che lui ha diritti e doveri su qs figlio, pertanto non gli farà mai mancare nulla e che appena potrà verrà a prenderselo…ma di provare a dargli una famiglia non se ne parla proprio.
Io gli rispondo: quali diritti può avere un padre che vuole suo figlio morto?
Il 29 dic. mi telefona; mi chiede per l’ennesima volta se sono convinta della mia scelta. Scoppio in lacrime e non so più che fare.
L’ha vinta lui…sono di 13 settimane. Ultimo giorno possibile è il 03 gennaio altrimenti mi prospettano la soluzione di andare in una clinica a Londra…come sono tutti solerti in certe cose!
Quell’ultima notte con mio figlio non me la dimenticherò mai.
Non ho chiuso occhio…guardavo e accarezzavo la mia pancina che si vedeva appena con un’insistenza quasi nevrotica.
Credevo sarebbe stata la notte più lunga di tutta la mia vita ma non sapevo a cosa andavo incontro, perché nessuno mi aveva mai parlato del dopo Ivg.
Alle 8 ero giĂ  in ospedale, reparto maternitĂ , camera isolata.
Elettrocardiogramma, prelievo e flebo.
Lui è stato tutto il tempo a fianco del mio letto, dentro il quale mi sembrava di perdermi.
Mi sembrava tutto enorme ed io piccola e indifesa, quando l’unico indifeso era dentro di me.
Mi hanno fatto l’ultima ecografia alle 11.00 ed io non ho neanche avuto il coraggio di guardare mio figlio…era lungo cm 5,8.
Ho chiesto soltanto se il battito c’era ancora: egoisticamente speravo di no, così avrei potuto prendermela con la natura. Mi dissero: c’è, eccome se c’è.
In questa frase ancora oggi riverso tutto il mio sgomento e la mia paura…c’era una vita in me ed io mi sono lasciata trasportare come se stessi guardando quello che succedeva da dietro una finestra.
Il dottore mi ha abbracciata e mi ha chiesto ancora una volta se ero convinta.
Non risposi, ma le mie lacrime, calde e di un dolore profondo non si potevano nascondere.
Alle 14.45 sono venute 2 infermiere e mi hanno preparata per l’intervento.
Sono entrata in sala operatoria alle 15.00 e mi hanno detto che ne sono uscita alle 15.35.
Dall’anestesia mi sono svegliata alle 16.30 ed il primo pensiero è stato per il mio compagno.
L’ho cercato con lo sguardo e quando ho visto che era lì ho fatto finta di dormire ancora per un’ora…Avevo paura che se ne andasse e invece sentivo il bisogno di averlo accanto.
Proprio lui, che mi aveva spinto a quella scelta.
Non voglio addossargli il mio rancore, in fondo avrei potuto anche decidere di tenere il mio bambino, ma ha torturato la mia psiche così tanto da convincermi che non ce l’avrei mai fatta.
Al risveglio nell’alzarmi dal letto, ho perso il sangue del rilascio dell’intervento.
Ricordo quella macchia rossa sul pavimento bianco dell’ospedale e in quel preciso istante ho capito il danno irrecuperabile che avevo fatto.
Ho pensato alla vita che avevo eliminato per sempre, senza possibilitĂ  di ritorno.
Alle 20.00 firmo il foglio di uscita dall’ospedale e lui mi porta a casa dai miei genitori.
Mi bacia sulla porta dell’ascensore e dal quel momento non si è fatto sentire per oltre un mese e mezzo.
Il senso di vuoto che c’era in me è diventato un incubo soffocante; le notti erano interminabili, volevo subito un altro figlio, volevo rimettere le cose a posto come se nulla fosse accaduto.
Quando mi resi conto che le lancette dell’orologio non si possono tirare indietro, ho desiderato e cercato la morte.
Purtroppo il dopo Ivg è un qualcosa che non ti abbandonerà mai; puoi provare a conviverci ma è una cicatrice indelebile dentro di te.
Qualcosa di buono da tutta qs storia?
Ho capito di avere un istinto materno, anche se sembra un controsenso, ho capito quanto è importante il valore della vita e che questa va difesa ad ogni costo.
Anche se non me lo merito, io oggi so di avere un angelo in cielo.
E’ mio e sarà così per sempre, e nessuno potrà più togliermelo perché è nel mio cuore, un cuore che si è spezzato dal dolore ma che ancora vuole amare.<br><br>Post modificato da: Serena, alle: 2006/05/17 10:37
 
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11 novembre 2005…per mettere in tranquillità la mia collega faccio il test di gravidanza, per dimostrarle “scientificamente” che si trattava di un comune ritardo come tante altre volte.
In fondo ho perso 8 Kg in poco più di un mese, sono un po’ stressata, dormo male…tutto questo può avermi scombussolato il metabolismo.
Sto per andare al lavoro senza nemmeno guardare il risultato; torno indietro e…SORPRESA!
Ci sono 2 bellissime linee rosa che mi guardano con prepotenza. Quasi non ci credo. Eppure da subito sono felice e mi sento magicamente responsabile per la vita che sto portando in me.
Prendo appuntamento dal ginecologo e alla visita riesco già a sentire il suo battito…è di 6 settimane!
Mi si apre un mondo…piango di felicità e sono stravolta dal mistero della vita.
L’udire quel suono è la cosa più bella che mi sia capitata .
Decido di non dire nulla al mio compagno, anche perché da un paio di mesi non eravamo più ufficialmente una coppia, dopo 9 mesi di convivenza le nostre strade si erano divise.
Il primo pensiero è stato di protezione nei confronti del mio bambino, perché ero certa che lui non l’avrebbe mai voluto.
Intendevo dirglielo nel momento in cui, vedendo crescere la mia pancia, lui mi avesse chiesto spiegazioni.
Ma mia madre e la mia collega mi consigliarono di avvisarlo subito, per metterlo di fronte alle sue responsabilitĂ .
Dicevano che era un suo diritto saperlo da subito, e così feci.
Naturalmente la reazione fu esattamente come me l’aspettavo.
Decisi di prendere un altro appuntamento dal ginecologo per renderlo partecipe; credevo che vedendo quel fagiolino e sentendone il battito si sarebbe un pochino ammorbidito.
In fondo per metà era lui…invece non avevo ancora finito di rivestirmi che lo sento chiedere ragguagli per un’eventuale Ivg.
Lo guardo schifata. Come è possibile essere così duri?
Nelle tre settimane successive mi porta in due diversi consultori per parlare con gli psicologi i quali, invece di aiutarmi a far ragionare il padre di mio figlio, mi invitano a firmare il foglio per il consenso all’intervento.
In fondo, mi dicono, meglio averlo…passati i 7 giorni dalla firma di questo foglio, puoi “tranquillamente” prenotare il tuo intervento.
Prevenire è meglio che curare no? Metti che decidi e poi sei fuori tempo massimo??
Pensai: ma possibile che nessuno riesce a gioire per la mia gravidanza?
Arriva il Natale. Lui non si degna nemmeno di farmi gli auguri. Io nel frattempo ho deciso di tenere il mio bimbo ma non riesco a godermelo appieno.
C’è un alone di tristezza dentro di me che mi logora.
Fisicamente sto benissimo, nemmeno una nausea, ma moralmente sono a pezzi.
Mi sento così sola…e poi le feste in questi casi proprio non aiutano anzi pare che amplifichino la depressione.
Il 27 dic. lui viene a casa mia. Vuole sapere cosa ho deciso.
La mia risposta proprio non gli va giù ma, dall’alto della sua potenza economica e verbale, mi dice che lui ha diritti e doveri su qs figlio, pertanto non gli farà mai mancare nulla e che appena potrà verrà a prenderselo…ma di provare a dargli una famiglia non se ne parla proprio.
Io gli rispondo: quali diritti può avere un padre che vuole suo figlio morto?
Il 29 dic. mi telefona; mi chiede per l’ennesima volta se sono convinta della mia scelta. Scoppio in lacrime e non so più che fare.
L’ha vinta lui…sono di 13 settimane. Ultimo giorno possibile è il 03 gennaio altrimenti mi prospettano la soluzione di andare in una clinica a Londra…come sono tutti solerti in certe cose!
Quell’ultima notte con mio figlio non me la dimenticherò mai.
Non ho chiuso occhio…guardavo e accarezzavo la mia pancina che si vedeva appena con un’insistenza quasi nevrotica.
Credevo sarebbe stata la notte più lunga di tutta la mia vita ma non sapevo a cosa andavo incontro, perché nessuno mi aveva mai parlato del dopo Ivg.
Alle 8 ero giĂ  in ospedale, reparto maternitĂ , camera isolata.
Elettrocardiogramma, prelievo e flebo.
Lui è stato tutto il tempo a fianco del mio letto, dentro il quale mi sembrava di perdermi.
Mi sembrava tutto enorme ed io piccola e indifesa, quando l’unico indifeso era dentro di me.
Mi hanno fatto l’ultima ecografia alle 11.00 ed io non ho neanche avuto il coraggio di guardare mio figlio…era lungo cm 5,8.
Ho chiesto soltanto se il battito c’era ancora: egoisticamente speravo di no, così avrei potuto prendermela con la natura. Mi dissero: c’è, eccome se c’è.
In questa frase ancora oggi riverso tutto il mio sgomento e la mia paura…c’era una vita in me ed io mi sono lasciata trasportare come se stessi guardando quello che succedeva da dietro una finestra.
Il dottore mi ha abbracciata e mi ha chiesto ancora una volta se ero convinta.
Non risposi, ma le mie lacrime, calde e di un dolore profondo non si potevano nascondere.
Alle 14.45 sono venute 2 infermiere e mi hanno preparata per l’intervento.
Sono entrata in sala operatoria alle 15.00 e mi hanno detto che ne sono uscita alle 15.35.
Dall’anestesia mi sono svegliata alle 16.30 ed il primo pensiero è stato per il mio compagno.
L’ho cercato con lo sguardo e quando ho visto che era lì ho fatto finta di dormire ancora per un’ora…Avevo paura che se ne andasse e invece sentivo il bisogno di averlo accanto.
Proprio lui, che mi aveva spinto a quella scelta.
Non voglio addossargli il mio rancore, in fondo avrei potuto anche decidere di tenere il mio bambino, ma ha torturato la mia psiche così tanto da convincermi che non ce l’avrei mai fatta.
Al risveglio nell’alzarmi dal letto, ho perso il sangue del rilascio dell’intervento.
Ricordo quella macchia rossa sul pavimento bianco dell’ospedale e in quel preciso istante ho capito il danno irrecuperabile che avevo fatto.
Ho pensato alla vita che avevo eliminato per sempre, senza possibilitĂ  di ritorno.
Alle 20.00 firmo il foglio di uscita dall’ospedale e lui mi porta a casa dai miei genitori.
Mi bacia sulla porta dell’ascensore e dal quel momento non si è fatto sentire per oltre un mese e mezzo.
Il senso di vuoto che c’era in me è diventato un incubo soffocante; le notti erano interminabili, volevo subito un altro figlio, volevo rimettere le cose a posto come se nulla fosse accaduto.
Quando mi resi conto che le lancette dell’orologio non si possono tirare indietro, ho desiderato e cercato la morte.
Purtroppo il dopo Ivg è un qualcosa che non ti abbandonerà mai; puoi provare a conviverci ma è una cicatrice indelebile dentro di te.
Qualcosa di buono da tutta qs storia?
Ho capito di avere un istinto materno, anche se sembra un controsenso, ho capito quanto è importante il valore della vita e che questa va difesa ad ogni costo.
Anche se non me lo merito, io oggi so di avere un angelo in cielo.
E’ mio e sarà così per sempre, e nessuno potrà più togliermelo perché è nel mio cuore, un cuore che si è spezzato dal dolore ma che ancora vuole amare.<br><br>Post modificato da: Serena, alle: 2006/05/17 10:37
 
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#217
Serena
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Re:Ammissione di colpa 2 anni, 7 mesi fa Karma: 41  
Lollo, grazie davvero per la aver scritto la tua storia. La sofferenza che racconti e che traspare la faccio copletamente mia. Mi spiace tanto tanto, lo sai,e spero di poterti aiutare ancora, perchč vedo cose meravigliose, tra le righe, e leggo parole che quando sei entrata non avresti scritto ne' detto. Coraggio. Un abbraccio forte.


Sere
 
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"Puoi avere abbastanza felicitŕ da renderti dolce, difficoltŕ a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice."
P.Choelo

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#217
Serena
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Re:Ammissione di colpa 2 anni, 7 mesi fa Karma: 41  
Lollo, grazie davvero per la aver scritto la tua storia. La sofferenza che racconti e che traspare la faccio copletamente mia. Mi spiace tanto tanto, lo sai,e spero di poterti aiutare ancora, perchè vedo cose meravigliose, tra le righe, e leggo parole che quando sei entrata non avresti scritto ne' detto. Coraggio. Un abbraccio forte.
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Re:Ammissione di colpa 2 anni, 7 mesi fa Karma: 41  
Lollo, grazie davvero per la aver scritto la tua storia. La sofferenza che racconti e che traspare la faccio copletamente mia. Mi spiace tanto tanto, lo sai,e spero di poterti aiutare ancora, perchè vedo cose meravigliose, tra le righe, e leggo parole che quando sei entrata non avresti scritto ne' detto. Coraggio. Un abbraccio forte.
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